Share
Una riflessione su una recente ricerca, aggiornamenti e data-storie! ✨
 ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌ ‌

Ciao ,


Bentornat* nel nostro Dojo, uno spazio di apprendimento (in formato newsletter) per imparare insieme a capire e usare i dati sul lavoro e nella vita quotidiana, riflettere sull’utilizzo dell’AI e sui trend emergenti. Iniziamo la nostra pratica! 💪 


Puoi leggere la newsletter nel browser
o puoi condividerla su 

Qual è il valore dell’autorialità nella data visualization?

Uno dei punti di forza dell’intelligenza artificiale è la velocità con cui avvengono le innovazioni, che è anche uno dei principali problemi per chi cerca di orientarsi in modo critico in questa tempesta di aggiornamenti. 


In questo loop di eterne novità, è difficile capire cosa  è davvero un’innovazione e cosa invece è solo abile marketing. 


Sicuramente ci sono stati grossi avanzamenti, specialmente per quanto riguarda la creazione di immagini. Sono ormai lontani i tempi in cui  era sufficiente contare le dita di una mano per capire se l’immagine era reale o generata artificialmente o controllare attentamente le scritte per cercare potenziali errori. Ormai gli strumenti di generazione di immagini e di prodotti visuali sono sempre più precisi, persino quei tool che si propongono anche di creare grafici, report e infografiche attendibili (cosa che fino a poco fa sembrava impensabile!). 


Ad aprile, ad esempio, è stato rilasciato da Anthropic Claude Design, un prodotto che permette di generare slide, prototipi, dashboard e infografiche conversando con il chatbot.

Abbiamo fatto un tentativo: abbiamo caricato in una chat l’identità visiva di Dataninja e un dataset che usiamo per le esercitazioni di un nostro corso (contenente un po’ di dati sulle Olimpiadi). Con le dovute istruzioni, date in linguaggio naturale, abbiamo ottenuto questo grafico! Abbiamo lasciato libertà a Claude di selezionare il tipo di grafici e il messaggio da trasmettere con la visualizzazione.


Il risultato è sicuramente interessante: l’identità visiva è stata rispettata, il tipo di grafico è adatto al dato che si vuole rappresentare. C’è ovviamente qualche imperfezione: troncare gli assi al 59% distorce un po’ la nostra percezione del dato; il modo di rappresentare il fatto che l’Africa non ha mai ospitato Olimpiadi non è il massimo della leggibilità. Ad ogni modo il sistema ci ha permesso di esportarlo in formato svg, lasciando quindi la possibilità di manipolarlo con software professionali come Illustrator o Figma.


Ma quindi cosa potrebbe davvero cambiare nel mondo della visualizzazione dati con uno strumento del genere?


Non troverete in queste righe un accorato appello per salvare la nobile professione dell’esperto di data visualization contro le macchine che  “rubano il lavoro”, la domanda a cui vorremmo provare a rispondere è diversa. 


Trasformare il processo di creazione di una data visualization, di un grafico o di un’infografica in qualcosa che avviene quasi istantaneamente nasconde numerosi rischi.

Se hai seguito i nostri corsi, , lo sai bene, per noi, rappresentare i dati non è un semplice esercizio tecnico, nel quale a ogni dato corrisponde un grafico “giusto”. Rappresentare i dati è un processo e come tale è fatto di scelte importanti, che parlano non solo del dato in sé ma di tutto il contesto: chi è il mio pubblico? che cosa voglio comunicare con questo grafico? Per dirla alla Manovich, quale immagine mentale voglio creare? 


Demandare queste scelte a un sistema automatizzato rischia di appiattire il lavoro su una standardizzazione dei contenuti e di perdere l’intenzione autoriale di chi crea il prodotto visivo. 


Quindi il problema non è tanto scegliere di produrre qualcosa con l’IA, ma il modo e l’intenzione con cui viene prodotta. 

Un grafico creato dall’IA può diventare un buon grafico, se mettiamo in discussione i risultati, se rimaniamo noi autori e autrici pronti a riflettere sulle decisioni importanti - il nostro tono, il nostro pubblico, lo scopo della nostra visualizzazione, usando l’IA come acceleratore e come spazio di sperimentazione 


E tu , hai mai provato a usare l’IA per creare grafici o visualizzazioni dati? Faccelo sapere e raccontaci la tua esperienza!



Data-storie da non perdere! 

🔵   È morto internet?


La “Dead Internet Theory” è una teoria complottistica che sostiene che ormai internet sia popolato quasi solo da bot che si rispondono a vicenda. La situazione non è davvero così ma questo ha ispirato un gruppo di ricercatori di Stanford che ha scoperto che il 35% dei siti web creati a partire dal 2022 (anno di introduzione di ChatGPT) sia classificabile come generato dall’AI o con l’assistenza dell’AI.


🔵 Cosa significa davvero avere problemi di fertilità


La data journalist Lam Thuy Vo ha raccontato sul sito The Pudding il suo viaggio nell’infertilità, unendo al suo racconto personale tanti dati sulla situazione statunitense. 


🔵 Ancora IA...


Lo Stanford Institute for Human-Centered AI (HAI) ogni anno produce il report AI Index, il suo rapporto sullo stato dell’IA, raccogliendo dati sulla ricerca e lo sviluppo della tecnologia e sui suoi usi. Lo trovi qui.


🔵 Quanto sa di te un chatbot?


La risposta breve è: molto più di quanto ci rendiamo conto. La risposta lunga è in questo pezzo di The Straits Times.


E per questo numero è tutto!

A presto ,


il Team di Dataninja

Dataninja

P.s.: Forse hai notato qualcosa di nuovo - abbiamo cambiato colore! Siamo in fase di rebranding e ci sono tante novità in arrivo. Puoi già trovare qualche spoiler su Instagram e LinkedIn.

Ricevi questa email perché hai un'iscrizione attiva alla nostra newsletter. Se non desideri più ricevere questa newsletter clicca qui ma sappi che ci dispiace!


Copyright © 2026 Dataninja, All rights reserved.


Email Marketing by ActiveCampaign