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In Metafora e vita quotidiana, i linguisti americani George Lakoff e Mark Johnson, analizzano il ruolo della metafora nei nostri processi mentali. Secondo i due autori, l’esperienza di mondo è profondamente condizionata dalle metafore utilizzate, in modo più o meno consapevole.
Così le discussioni diventano guerre (“Ha attaccato la mia argomentazione”, “Ho colpito nel segno con quell’osservazione”) e il tempo una valuta (“Risparmierai diverse ore”, “La deviazione mi è costata un’ora”).
Il punto è semplice ma potente: il nostro modo di interpretare la realtà non è mai neutro. È sempre condizionato da esperienze culturali, immagini mentali e associazioni implicite. E allora vale la pena chiederselo anche oggi, in un momento in cui l’intelligenza artificiale viene spesso presentata come uno strumento oggettivo, rapido ed efficiente per produrre testi, immagini, presentazioni, riassunti, persino articoli. È davvero possibile che l’IA sia neutrale?
Come saprai, quando si chiede all’IA generativa di rappresentare concetti come “successo”, “innovazione”, “leader” o “povertà”, il risultato non nasce dal nulla. Si tratta piuttosto di una traduzione statistica ottenuta da enormi archivi di testi e immagini, cioè da contenuti prodotti dentro una cultura, con i suoi stereotipi, le sue gerarchie e i suoi immaginari dominanti. Così l’IA tende spesso a riprodurre ciò che appare più probabile, più riconoscibile, più convenzionale. È qui che la questione diventa spinosa.
Perché il rischio non è solo che l’IA sbagli, ma che renda naturali rappresentazioni che in realtà sono costruite. La neutralità, insomma, rischia di essere solo un effetto visivo, qualcosa che appare oggettivo solo perché culturalmente familiare.
Per questo, più che chiederci se l’IA “funziona”, dovremmo chiederci quali metafore, quali immaginari e quali bias contribuisce a rafforzare. In altre parole, non solo cosa mostra, ma anche cosa normalizza. Leggere criticamente un contenuto generato dall’IA significa andare oltre la superficie e domandarsi: quale rappresentazione del mondo sto guardando? Chi o cosa viene reso visibile? E cosa, invece, resta fuori campo?
Per chi si occupa di informazione, una valutazione deontologica sull’utilizzo delle immagini generate artificialmente per il racconto di cronaca è centrale. I primi casi infatti già popolano piattaforme social come TikTok:
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🔵 Spendiamo sempre più di quanto è preventivato per le Olimpiadi
Da questa analisi della visual opinions journalist Amanda Shendruk emerge come le Olimpiadi costino sempre più di quanto preventivato. Addirittura Montreal, nel 1976, è costata sette volte in più del budget.
In cinque visualizzazioni, l’articolo mette in evidenza diversi aspetti dell’evento, alcuni possibili motivi, e lo mette a confronto con altri progetti che hanno una tendenza a sforare il budget (principalmente, il nucleare).
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🔵 Ascoltiamo sempre meno gli album musicali
Non ascoltiamo meno musica, ma il modo in cui ne fruiamo è cambiato: tendiamo ad ascoltare di più i singoli (canzoni pubblicate che non fanno parte di un album, o specifiche canzoni) che gli album.
In questo articolo su Substack, Daniel Parris visualizza le tendenze nel tempo, e di quale sia il mix di elementi che le hanno causate.
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