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Una riflessione su una recente ricerca, aggiornamenti e data-storie! ✨
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Ciao ,


bentornat* nel nostro Dojo, uno spazio di apprendimento (in formato newsletter) per imparare insieme a capire e usare i dati sul lavoro e nella vita quotidiana. Iniziamo la nostra pratica mensile! 💪


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Social al banco degli imputati: quali nuove prospettive per le piattaforme?

Due tribunali, due accuse, due sentenze che riaprono una questione cruciale: quale responsabilità hanno davvero le grandi piattaforme digitali?


Nel mese di marzo, Meta, la holding di Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp,  e Google, attraverso YouTube, hanno dovuto rispondere in tribunale ad accuse gravissime: nel primo caso, per il ruolo dei social nella creazione di dinamiche di dipendenza; nel secondo, per questioni legate alla tutela dei minori.


L’esito, almeno in primo grado, è stato sfavorevole per le piattaforme. È plausibile che le decisioni vengano impugnate, ma queste vicende hanno già un merito: mettono finalmente in discussione quella grande area grigia di responsabilità e norme entro cui le Big Tech si sono mosse per anni.


Quando si parla di social però, conviene tenere alcuni punti fermi.


Il nodo centrale, in entrambe le decisioni, non sembra essere tanto il tipo di contenuti che circolano online,  che, nella cornice normativa statunitense, non ricadono direttamente sotto la responsabilità delle piattaforme, quanto i meccanismi di funzionamento che regolano visibilità, coinvolgimento e permanenza degli utenti.


E un meccanismo si può cambiare. Anzi: si può riprogettare. Gli utenti delle piattaforme infatti non sono soggetti passivi ma hanno la possibilità di abitarle in modo critico e consapevole, ed è questa consapevolezza che  permette di immaginare un modo diverso di vivere i social. Anche per questo motivo infatti è fazioso paragonare la dipendenza da social a quella di sostanze come alcool e tabacco: i social, se usati e progettati bene, possono essere utili e migliorare il benessere delle persone. 


Tuttavia, quando si parla del rapporto tra utenti e social, adulti o minori che siano, il dibattito finisce spesso schiacciato tra due estremi: chi difende a spada tratta le piattaforme e chi invece vorrebbe vietarle, almeno agli under 18. Un classico dibattito “da social”, che semplifica un problema molto più complesso e non restituisce la vera sfida, normativa ed educativa, che abbiamo davanti.


Eppure esistono esempi virtuosi. Paesi come la Finlandia, che investono in modo strutturale nell’educazione ai media, mostrano che sia possibile costruire un rapporto più critico e consapevole con le piattaforme. Come? Attraverso un approccio che coinvolga più attori fin dall’infanzia: caregiver e genitori preparati ad accompagnare i più giovani, scuole capaci di integrare le competenze digitali con quelle curricolari e istituzioni in grado di garantire continuità e solidità a queste iniziative.


Se vuoi approfondire, dai un’occhiata ad un estratto dell'intervento del nostro Nicola Bruno per Sky TG24.


Puntare tutto sul ban per gli under 18, invece, rischia di produrre soprattutto scorciatoie e sotterfugi, senza aiutare davvero ragazze e ragazzi a sviluppare le competenze necessarie per abitare in modo responsabile gli spazi digitali e, perché no, per contribuire con contenuti di valore.


In questo momento (speriamo) trasformativo delle piattaforme social, è necessario chiedersi come modificare il design di piattaforme simili, e soprattutto chi dovrebbe farlo. Secondo te ? Quale team sceglieresti per ri-disegnare l’esperienza utente dei social? Hai mai pensato alla piattaforma ideale per raccogliere l’ecosistema informativo online? 


Se hai qualche idea, non vediamo l’ora di sentirla - rispondi pure a questa mail!



Data-storie da non perdere! 

🔵   Sta arrivando il declino dell’hip-hop? 


Appassionate di musica e dati? Questo articolo di Stat Significant offre uno spunto interessante. L'autore, Daniel Parris, ha analizzato statisticamente il presunto declino dell'hip-hop, scoprendo che nell'ottobre 2025 si è verificata una settimana senza nemmeno una canzone hip-hop nella Billboard Top 40 - la prima volta in oltre 35 anni. 


I dati mostrano che a guadagnarci terreno sono soprattutto la musica latina, il K-pop e il country, ma la vera sorpresa è un'altra: su Spotify cresce costantemente la quota di brani vecchi, segno che nel music streaming si compete non solo tra generi, ma anche tra epoche.


🔵 Investire nell’IA o mettere fine alla fame nel mondo?


Quanto costano gli investimenti in AI del 2026? Questo articolo del blog di Datawrapper lo mette in prospettiva con un confronto visivo molto efficace. Amazon, Google, Microsoft e Meta hanno annunciato insieme circa 650 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture AI per quest'anno.


L'autrice, Lisa Charlotte Muth, la rende concreta paragonandola ad alternative concrete: con quella somma si potrebbe finanziare la lotta alla fame nel mondo, ricostruire l'Ucraina più volte, o rendere gratuito il trasporto pubblico negli Stati Uniti per decenni. Un esercizio di contestualizzazione dei dati che, al netto delle inevitabili semplificazioni, funziona bene.


🔵 Mettiti alla prova con i dati!

Sapresti mettere in ordine per numero di abitanti 7 nazioni scelte a caso? O le nazioni con la maggior percentuale di veicoli elettrici? Dataguessr ti permette di provarci!


Questo sito propone ogni giorno una sfida per testare la nostra conoscenza del mondo e permetterci di scoprire qualcosa di nuovo grazie ai dati.


E per questo numero è tutto!

A presto ,


il Team di Dataninja

Dataninja

P.s.: Forse hai notato qualcosa di nuovo - abbiamo cambiato colore! Siamo in fase di rebranding e ci sono tante novità in arrivo. Puoi già trovare qualche spoiler su Instagram e LinkedIn.

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