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Una riflessione su una recente ricerca, aggiornamenti e data-storie! ✨
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Ciao ,


bentornat* nel nostro Dojo, uno spazio di apprendimento (in formato newsletter) per imparare insieme a capire e usare i dati sul lavoro e nella vita quotidiana. Iniziamo la nostra pratica mensile! 💪


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Quante forme assume l’odio online in Italia?


Da un po’ di tempo ormai, i discorsi di odio pervadono le nostre vite online e offline – in particolare quelle delle donne. Ma cosa sono e come si manifestano nell’ecosistema digitale? 


Partiamo dalla definizione: quali sono le parole dell’odio? Tutte quelle il cui scopo è di promuovere intolleranza e discriminazione verso una minoranza, un individuo, un gruppo, una religione, un’idea politica, un orientamento sessuale, disabilità, ecc. 


Ad oggi non c’è una vera definizione condivisa dei cosiddetti discorsi di odio (hate speech) e questo rende molto difficile il modo di analizzarli e regolamentarli. Ma una cosa è certa : la linea tra discorsi di odio e libertà di espressione è tutt’altro che sottile quando si parla di incitamento alla violenza e all’estremismo. 


Per capire come evolvono i discorsi di odio online in Italia, è da poco uscita la nona edizione della Mappa dell’Intolleranza, un progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, il Centro di ricerca Human Hall e con il contributo di The Fool


Al suo nono anno di rilevazione, la Mappa analizza 2 milioni di contenuti estratti da X da gennaio a novembre 2025, aggregando sei categorie di discriminazione: misoginia, antisemitismo, xenofobia, islamofobia, abilismo, omotransfobia.


Tra i risultati più preoccupanti, la misoginia, la categoria più rappresentata tra i contenuti ostili (37%) che sembra mimetizzarsi nel linguaggio comune a tal punto da rendersi quasi invisibile e quindi pericolosa. E non finisce qui, : il 43% dei contenuti misogini proviene proprio da account femminili. Le donne che odiano le donne, secondo la mappa, sono quelle che “interiorizzano lo sguardo esterno e riproducono gli stessi meccanismi di svalutazione”.


Un altro aspetto sconcertante è la sovrapposizione tra stereotipo e odio esplicito nei contenuti xenofobi: parole di criminalizzazione come clandestino e parassita si intrecciano al lessico dell’animalizzazione e alimentano la narrazione dello straniero come minaccia organica al corpo sociale. Per la prima volta, questa edizione si concentra sulla deumanizzazione: una componente strutturale del discorso ostile online, presente in più di un terzo dei contenuti analizzati. Ma non solo. 


L’hate speech è un fenomeno complesso da normare ma soprattutto da moderare, specie per le piattaforme social. 


Come saprai bene le segnalazioni alle piattaforme, ad oggi uno dei pochi strumenti in mano alle/agli utenti per provare ad eliminare i discorsi di odio online, difficilmente sono efficaci. Il motivo è semplice: spesso l’odio è espresso in forme non immediatamente riconoscibili, se non quando addirittura codificate. 


Ma attenzione anche alle parole neutre. Prendiamo il caso del termine immigrato, come segnala la mappa di VOX: ≪il termine “immigrato” tende a funzionare non soltanto come indicatore di provenienza o status giuridico, ma come categoria simbolica attraverso cui vengono articolate paure sociali e processi di stigmatizzazione [...] la complessità delle esperienze migratorie viene ricondotta a pochi tratti negativi ricorrenti, contribuendo alla costruzione di uno stereotipo stabile che associa l’immigrazione a criminalità, irregolarità e alterità culturale come categoria simbolica attraverso cui vengono articolate paure sociali e processi di stigmatizzazione≫.


Insomma, c’è ancora molto su cui di lavorare, anche da Sud: come Dataninja infatti siamo parte di MYTHIC, un progetto che mira a contrastare l’escalation di discorsi e crimini d’odio nella regione Calabria.


E tu , quante volte incontri discorsi di odio nella tua vita online e offline? Quali sono le tue strategie per contrastarli?


Data-storie da non perdere! 

🔵   Quanto caldo ha fatto nella tua città nel 2025?


Puoi scoprirlo consultando questa interattiva data visualization del New York Times. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con temperature di 1,47°C sopra i livelli preindustriali. Ma il dato che lascia davvero senza parole è un altro: gli ultimi undici anni - dal 2015 al 2025 - sono stati, uno per uno, gli undici più caldi nella storia delle rilevazioni climatiche. Che dire - prepariamoci ad un’altra estate di fuoco!


🔵 Verificare ciò che leggiamo online è sempre più difficile


E questo articolo di Wired spiega perché i sistemi che usavamo per farlo non funzionano più. Dai video propagandistici in stile Lego che parlano di crimini di guerra alle immagini iperrealistiche generate dall'IA, la velocità di diffusione di contenuti falsi ha superato la capacità di verifica: un video falso non ha bisogno di reggere ad un esame attento, basta che arrivi prima che qualcuno possa verificarlo. Ma nell’articolo ci sono anche suggerimenti, su come analizzare un contenuto sospetto e come farlo sistematicamente.


🔵 Negli Stati Uniti si spende più per costruire data center che uffici


Un grafico vale più di mille parole, e quello di Sherwood News racconta benissimo dove sta andando l'economia americana. Per la prima volta nella storia, a dicembre 2025 la spesa per la costruzione di data center negli USA ha superato quella per gli uffici: 45 miliardi di dollari annualizzati contro 44 miliardi. Non è solo un sorpasso simbolico: considerando che le grandi tech company continuano a firmare contratti miliardari per infrastrutture AI, il distacco è destinato ad allargarsi, ed i data center ad espandersi.


E per questo numero è tutto!

A presto ,


il Team di Dataninja

Dataninja

P.s.: Forse hai notato qualcosa di nuovo - abbiamo cambiato colore! Siamo in fase di rebranding e ci sono tante novità in arrivo. Puoi già trovare qualche spoiler su Instagram e LinkedIn.

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