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Cosa accomuna l’incendio della Grenfell Tower di Londra del 2017 e il massacro di operatori umanitari a Tel al-Sultan, Gaza, del 2025? Sono due dei tanti casi in cui il collettivo Forensic Architecture ha aiutato le vittime di eventi tragici ad avere giustizia.
Forensic Architecture (FA) è un’agenzia di ricerca che ricostruisce eventi e prove da usare nei tribunali a supporto di comunità che hanno subito violazioni dei diritti umani. Opera su scala globale, in contesti di disastri ambientali o crimini di stato, usando tecnologie avanzate come modellazione spaziale 3D, immagini satellitari e archivi multimediali.
Fondato dall’architetto Eyal Weizman presso la Goldsmiths University of London, questo collettivo raduna professioniste e professionisti dal mondo dell’architettura, programmazione, giornalismo, cinema, arte e legge, che uniscono le proprie competenze in indagini multidisciplinari.
In un’epoca di sovrabbondanza di dati e disordine informativo, FA usa quello stesso flusso di dati per azioni di controsorveglianza e giustizia sociale: contesta i risultati di indagini ufficiali e narrazioni consolidate a vantaggio di chi ha subito violenze.
Il tutto con un taglio estetico, con tanto di esposizioni audiovisive in tutto il mondo e opere di saggistica come l’ultimo “Estetiche investigative” tradotto di recente in italiano da Krisis Publishing.
In altre parole, l’esempio di Forensic Architecture racconta in grande uno dei mantra su cui è nata Dataninja nel 2012: cioè che i dati, se raccolti, interpretati e comunicati bene, sono uno strumento per costruire un’informazione, e quindi una società, migliore.
Ecco perché nell’ambito di Geojo, il nostro progetto di formazione sul data journalism ambientale, abbiamo intervistato Natalia Sliwinska, regista, ricercatrice multidisciplinare e video editor di Forensic Architecture. L’intervista, realizzata da Sofia Craveiro di Gerador, è tradotta in italiano sul nostro magazine.
Leggi l’intervista a Natalia Sliwinska di Forensic Architeture sul Magazine di Dataninja!
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