|
La rapidità con cui il digitale evolve solleva interrogativi sempre più rilevanti sul piano sociale, educativo ed etico. Ma disponiamo davvero delle competenze necessarie per affrontare questa trasformazione? E soprattutto, le persone nate dagli anni 90’ in poi hanno un vantaggio anagrafico?
Come racconta questo articolo di The Conversation, in Francia le ultime rilevazioni in tema competenze digitali mostrano che una parte significativa della popolazione adulta si trova in una situazione peculiare di analfabetismo digitale, totale o parziale.
Si parla di illectronisme, ovvero la difficoltà o l’incapacità di utilizzare in modo autonomo e consapevole le tecnologie digitali. Non si tratta soltanto di accesso a Internet, ma della padronanza di competenze fondamentali come cercare informazioni online, comunicare in modo efficace, utilizzare software di base, proteggere la propria vita privata e risolvere problemi attraverso strumenti digitali.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i giovani: meno di uno studente universitario su due, al termine della laurea triennale, possiede le competenze digitali attese per proseguire gli studi o inserirsi nel mercato del lavoro. Cade così il cliché dei digital natives.
In Italia la situazione non è diversa. Secondo il rapporto annuale 2025 redatto da ISTAT, solo circa la metà della popolazione tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali almeno di base. Una quota rilevante di giovani adulti incontra difficoltà nella verifica dell’affidabilità delle informazioni online, nella gestione dei dati personali e nella comprensione dei propri diritti digitali. Anche tra i più giovani, l’uso quotidiano di Internet e dei dispositivi digitali non coincide automaticamente con un livello adeguato di competenze e consapevolezza.
Come nel caso francese, anche in Italia emergono forti disuguaglianze legate all’età, al livello di istruzione e alle condizioni socio-economiche. L’accesso alla rete è ormai ampio, ma la qualità dell’uso resta un nodo centrale. Il divario digitale però non può più essere letto solo in termini infrastrutturali, seppur importanti, ma deve essere compreso come una questione di competenze, consapevolezza e capacità critica.
Padroneggiare il digitale significa infatti comprendere anche le sue implicazioni giuridiche, ambientali ed etiche. Dalla protezione della vita privata alla disinformazione, dal lavoro digitale all’impatto ambientale delle tecnologie, inclusa la crescente diffusione delle intelligenze artificiali generative, le sfide che abbiamo di fronte richiedono una vera e propria educazione ai media e al digitale.
Sviluppare una solida littératie numérique non è quindi un obiettivo accessorio, ma una condizione necessaria per partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e democratica.
|