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Come saprai già , da anni a Dataninja cerchiamo di abbattere il mantra del “lo dicono i dati”. Non solo il numero nel titolo di una notizia dice poco o nulla se non sappiamo chi lo ha calcolato e come. Ma anche sapere che la fonte del dato è autorevole a volte non basta, perché nel modo in cui è comunicato c’è il rischio di distorsione di un giornale poco attento o in mala fede.
La storia di oggi parla di inquinamento, sulle strade e nel mondo dell’informazione. Nasce da una notizia della RAI nel 2024, che continua a avvelenare il dibattito pubblico su un tema molto divisivo: le Città 30. Si tratta di quei comuni che hanno esteso il limite dei 30 km/h alla maggioranza delle strade urbane per una maggior sicurezza.
Il dibattito sui 30 in Italia è da tempo spostato sul piano politico, come racconta bene il caso di Bologna, e uno degli argomenti dei contrari è il maggior inquinamento che producono le auto ai 30 km/h. Ma è davvero così?
L’idea che andando più piano si inquini di più è, in parte, fondata. Suona ancora più credibile se a riportarla è RAI News, citando come fonte il MIT Senseable City, un laboratorio di ricerca del noto Massachusetts Institute of Technology, che ha svolto una simulazione dell’impatto dei 30 a Milano.
In realtà, la ricostruzione della RAI era parziale e fuorviante. Lo studio del MIT era stato presentato a un evento che metteva in luce i benefici del modello Città 30 e non parlava di inquinamento. Nei materiali condivisi con i giornalisti però, alcune slide mostravano scenari di aumento di CO2 e PM dovuti al fatto che gli attuali motori termici sono progettati per essere più efficienti a velocità maggiori.
La RAI, ripresa da tantissimi altri media, ha scelto di comunicare i dati dello scenario più estremo tra 12 simulati: +1,5% di CO2 di e 2,7% di PM in caso di limiti sul 100% delle strade di Milano, un’estensione che non corrisponde alle Città 30 reali (a Bologna, per esempio, i limiti sono sul 70% delle strade).
Soprattutto, gli autori dello studio hanno definito l’aumento di inquinamento “insignificante” e sottolineato che le emissioni totali di una Città 30 sono più basse nel tempo perché calano gli spostamenti su auto in favore di quelli a piedi e in bici. Lo ha chiarito il direttore del MIT Senseable City stesso, in un’imbarazzata intervista a Repubblica in cui spiegava come i giornali avessero distorto i dati della ricerca.
Il minor inquinamento nel tempo trova conferma in uno studio dell’Università di Atene, che ha svolto una revisione di 30 anni di paper e letteratura grigia sulle Città 30 in Europa. Nei 18 comuni con dati completi e confrontabili, dopo l’introduzione dei limiti si è osservato un calo medio del 18% delle emissioni, oltre a miglioramenti di sicurezza stradale: -23% di incidenti, -37% morti e -38% feriti. Lo studio suggerisce inoltre che la guida su strade ai 30 km/h riduca le emissioni poiché prevede meno accelerazioni e frenate brusche, più tipiche della guida urbana ai 50 km/h.
Per la storia intera sull’articolo di RAI News, puoi leggere questa dettagliata ricostruzione della società GO-Mobility. Il titolo è un prezioso promemoria: “I dati non parlano”. Quello che dobbiamo fare, come lettori, è ascoltarli sempre con senso critico: capire da dove arrivano, chi li racconta, e quello che succede nel mezzo.
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